Un potenziale scientifico

I risultati dei recenti studi condotti sulle caratteristiche della produzione di latte d’asina, sia in ambito cosmetico, sia in ambito alimentare, hanno messo in evidenza la concreta possibilità di realizzare un circuito “latte d’asina”.

Le asine da latte e gli asinelli del gruppo Eurolactis si sono rapidamente adattati alle condizioni sperimentali e il livello medio di produzione è aumentato nel quotidiano in maniera significativa durante il secondo anno di studi, mentre lo studio che si interessa delle caratteristiche nutrizionali ha messo in evidenza tenori leggermente ridotti delle frazioni di proteine allergeniche, oltre a un interessante profilo di acidi dei lipidi.

Il latte d’asina si è rivelato ipolipidico, tuttavia il perfezionarsi delle tecniche di allevamento, la standardizzazione della fase della mungitura, la messa a punto delle strategie nutrizionali così come la selezione genetica possono contribuire a innalzare il livello lipidico del latte d’asina e, di conseguenza, il valore nutritivo.

L’aspetto igienico-sanitario si è rivelato subito positivo. L'elevato livello di lisozimi osservato potrebbe non soltanto contribuire alla buona qualità microbiologica del latte d’asina, ma potrebbe altresì rappresentare la spiegazione possibile all’impiego, constatabile sin dall’antichità, del latte d’asina in preparati dermatologici. 

La realizzazione del sistema innovativo che ruota attorno al “latte d’asina” si rivela come particolarmente interessante in Europa centrale e nella regione mediterranea, dove esistono specie autoctone dotate di grande rusticità e resistenza e oggi in forte contrazione numerica. In termini di reintroduzione delle tradizioni e degli alimenti storici, di salvaguardia delle specie alternative da destinare all’allevamento, questo settore potrebbe rappresentare una notevole risorsa zootecnica, soprattutto per le regioni collinari, pedemontane e per le isole e soprattutto se associata a iniziative quali, per esempio, il turismo rurale o l’ippoterapia.