La ricerca conferma la validità di questa alternativa

L’incidenza di allergie alle proteine del latte è la forma allergica più consueta nel bambino e colpisce circa il 3% dei bambini al di sotto dei 3 anni: si tratta in effetti della forma di allergia alimentare del lattante più frequente.

È un’allergia che, nella maggioranza dei casi, non dura tutta la vita, poiché con gli anni il bambino riesce ad acquisire la tolleranza necessaria ai principi alimentari del latte. Tuttavia, il 15 % dei soggetti che presentano questa forma allergica continuano a soffrirne successivamente, fino anche all’età adulta. Da un punto di vista clinico, l’allergia alle proteine del latte vaccino può comportare sintomi di severità variabile che possono interessare:

  • la pelle (dermatite atopica, urticaria, angioedema, esantema);
  • l'apparato gastrointestinale (ritardo nella crescita, grave reflusso gastroesofageo, diarrea cronica, costipazione persistente, sindrome da malassorbimento, vomito ricorrente, enterocolite, ano-rettite);
  • reazioni anafilattiche potenzialmente pericolose per la vita (edema della glottide, ipotensione che può arrivare fino allo choc, asma acuto, sintomi cutanei e gastrointestinali acuti).

I fondamenti della cura

Alla base della cura per l’allergia al latte vaccino, vi è la totale esclusione dal regime alimentare del bambino di questo tipo di latte (latte formulato o vero e proprio latte di mucca), dei suoi derivati, degli alimenti che notoriamente ne contengano le proteine (per es. biscotti, dolci) oltre che delle fonti “nascoste” di proteine del latte, come per esempio il prosciutto cotto con aggiunta di caseina come conservante, alcuni tipi di pane, margarina, minestre già pronte, alcune medicine ecc. Ogni anno va rivalutata l’eventuale regressione dell’intolleranza, per mezzo di prove di ingestione dell’alimento e di test allergologici specifici.

Durante i primi anni di vita, e soprattutto nel corso del primo anno, il latte di mucca, pastorizzato o specificamente formulato, nonché i suoi derivati, rappresentano gli alimenti con i quali il bimbo soddisfa almeno la metà dei suoi bisogni energetici e nutrizionali; questo alimento rappresenta inoltre la principale fonte di calcio, alimento del quale, a quell'età, il bambino ha un bisogno particolarmente elevato. Va dunque da sé che è impossibile prescrivere un regime alimentare che escluda totalmente il latte vaccino e i suoi derivati senza far ricorso ad alimenti sostitutivi, in primo luogo a un altro tipo di latte. Questo latte dovrebbe riunire le seguenti ideali caratteristiche:

  • adeguatezza nutrizionale;
  • appetibilità (il gusto gradevole, a causa della giovane età dei pazienti, è una conditio sine qua non);
  • costo contenuto;
  • ipoallergenicità o scarsa allergenicità, ossia le proteine contenute nel latte sostitutivo non dovrebbero essere riconosciute come “nemiche” dal sistema immunitario, in modo che non provochino alcun tipo di reazione allergica a seguito dell’ingestione);
  • Assenza di reattività incrociata con il latte di mucca (le proteine contenute nel latte sostitutivo non devono dunque essere simili dal punto di vista strutturale a quelle del latte vaccino, altrimenti il sistema immunitario reagirebbe anche contro di esse, non riuscendo a fare differenza tra le une e le altre).

I principali organismi americani ed europei di pediatria, di allergologia e di gastroenterologia, per i bambini allergici al latte vaccino non nutriti al seno prevedono attualmente l’utilizzazione di idrolizzati spinti di proteine o di formulati a base di amminoacidi o, in taluni casi, a base di proteine della soia.

Gli “idrolizzati spinti” sono dei tipi di latte formulati le cui proteine (del latte di mucca, di soia o di riso) siano state finemente “frantumate” in modo da essere il meno riconoscibili possibile da parte del sistema immunitario; le formule a base di amminoacidi non contengono neanche più questi “pezzettini” di proteine ma addirittura semplici “anelli” (gli amminoacidi) della “catena” (le proteine).

Il latte è allora del tutto anallergico, poiché il sistema immunitario non è più in grado di riconoscere la proteina da cui derivano gli amminoacidi. Dal punto di vista nutrizionale, tali formule sono entrambe sicure; tuttavia, da un lato il costo è piuttosto elevato, dall’altro, e soprattutto, il gusto è decisamente sgradevole, al punto che alcuni bambini (in generale i più grandi ma talvolta anche i lattanti di età superiore ai sei mesi) le rifiutano, anche se edulcorate o mischiate con frutta.

Il latte di soia ha invece costi contenuti ed è nettamente più gradevole di sapore, oltre a essere del tutto adatto dal punto di vista nutrizionale. Tuttavia, alcuni bambini allergici al latte di mucca si rivelano allergici anche al latte di soia, che è dunque controindicato in caso di specifiche forme allergiche (per es. in caso di grave ritardo nella crescita di peso unitamente a malassorbimento). Rimane dunque un gruppo di bambini allergici al latte vaccino per i quali non è affatto facile trovare formule sostitutive, sia perché non è possibile utilizzare il latte di soia, sia perché rifiutano categoricamente le formule idrolizzate estensive o a base di amminoacidi.

Latte di altri mammiferi

Alcuni autori hanno studiato la possibilità di utilizzare, eventualmente, per i bambini soggetti a forme allergiche al latte di mucca, il latte di altri mammiferi, come per esempio:

  • bufala;
  • capra;
  • pecora;
  • giumenta;
  • cammella;
  • e asina.

Tuttavia, i primi tre tipi non sono utilizzabili, poiché le proteine in essi contenute sono del tutto simili a quelle presenti nel latte di mucca. Il latte di capra e di pecora sono inoltre molto squilibrati, dal punto di vista nutrizionale, per il bambino.

I primi dati forniti sul latte di giumenta e di cammella sembrano essere interessanti, sussiste tuttavia in Europa un problema legato all’approvvigionamento.

Il latte d’asina

Il latte d’asina è stato invece sottoposto a uno studio su due piccoli gruppi di bambini allergici al latte di mucca, con dei primi risultati molto incoraggianti circa la tolleranza, la digeribilità e l’accettazione da parte dei giovani pazienti. Questo latte è zuccherino e simile al latte materno, di sapore dunque gradevole. Le sue qualità nutrizionali, inoltre, fanno sì che costituisca una valida alternativa al latte di mucca per tutti i bambini allergici.